Un punto di vista diverso sulla festa di Ognissanti: Halloween in Sardegna

Amici per darvi gli auguri di Halloween, ho deciso di parlarvi della variante di questa festa praticata in Sardegna. Sappiamo che la festa è di origine pagana e che non ha nulla di maligno ed è a tutti gli effetti un modo per i vivi di ricordare i proprio cari estinti, bene in Sardegna la festa è praticata da sempre con delle modalità assai simili a quelle del resto del mondo.

La notte del 31 ottobre i bambini girano per i paesi bussando alle porte delle abitazioni per chiedere “Is animasa” (Le anime) portando un sacchetto oppure una semplice federa. Le famiglie preparano per l’occasione i dolci tipici della festività, tutti a base di frutta secca o saba* (Pabassinas o pane nero), che vengono regalati ai bambini in seguito alla loro visita. Curiosamente questi dolci sono un regalo per i morti e non per i vivi, infatti in una tradizione davvero poco conosciuta si pensa che le anime dei defunti siano dentro i bambini e che quindi questi mangiando i dolci facciano si che gli spiriti possano assaporarli a loro volta.

Come vedete appare quasi come un rituale di possessione ma molto benefico, durante il quale lo spirito non compie nessun atto ne a favore ne contro l’ospite usandolo semplicemente per girare tra  i vivi. Fin qui siamo in perfetta linea con la tradizione mondiale, ma esiste qualcosa di più…

La sera successiva all’interno delle abitazioni si compie un rito privato, per le anime dei defunti della propria famiglia, apparecchiando la tavola la notte e preparando un pasto completo, dagli antipasti ai dolci, che si lascia così tutta la notte perché le anime possano cibarsene, ma il giorno dopo si consuma quel pasto, perché sprecarlo sarebbe un vero peccato, e si festeggia tra i vivi.

Sempre legata alla notte di Ognissanti esiste la leggenda di “Maria Puntaboru” (per la quale ringrazio la segnalazione di Patrizia Taris) pare datata ai primi del 900, leggenda che racconta di una donna poverissima molto brutta ed affamata, tanto affamata che sarebbe morta sognando un pasto caldo (leggenda vuole si trattasse di spaghetti), bene secondo questa leggenda la poverina si sarebbe recata alle tavole lasciate imbandite a sfamarsi e se fosse cercato di ostacolarla questa avrebbe punto i malcapitati con uno spiedo appuntito.

E’ infatti antica tradizione che il sacrestano della parrocchia si vestisse di bianco e prendesse con sé una campanella ed uno spiedo, di quelli che si usano per arrostire nei giorni di festa ed impersonasse la povera donna, chiedendo da mangiare simulando il colpo dello spiedo a chi si rifiutasse, cibo che poi veniva consegnato ai poveri del paese.

Il due novembre inoltre tutto il paese offriva pasta e leccornie di ogni tipo al sacrestano, al prete, perpetua e campanari.

Vi lascio i video con le ricette di questi Pabassini, della Torta di Sapa e delle Ossa di morto, in modo che anche voi possiate provare delle specialità dedicate agli spiriti e perché noi Sardi siamo molto orgogliosi delle nostre tradizioni… Buon Halloween o se preferite su mortu mortu a tutti voi…