Anche la Sardegna ha la sua versione di Skinwalker, la creatura chiamata boe muliache. In effetti al contrario dell’americano Skinwalker il boe muliache non assume sembianze di qualsiasi animale ma unicamente del bue, questo a causa della leggenda che lo ha generato.

Leggenda vuole che un ladro di bestiame si fosse impossessato di un grasso vitello e che decise di legarlo per le possenti corna in attesa del giorno successivo per ucciderlo e fare festa con gli amici. Il giorno dopo però si trovò davanti ad una strana situazione, nella sua stalla, legato per le corna, non c’era più il vitello ma un uomo, un uomo che conosceva bene dal momento che era del suo villaggio.

Sempre dai racconti popolari possiamo leggere che il ladro, colto da pietà, decise di aiutare lo sventurato mediante una particolare medicina non del tutto chiara, probabilmente basata sulla celebre medicina dell’occhio, ossia una serie di rituali e preghiere, si perché in effetti la maledizione colpirebbe uomini con delle colpe da espiare (furti, omicidi, etc) ed è quindi plausibile che la maledizione sia di origine divina, necessitando di un perdono dallo stesso Dio.

Sembra che parte del rituale comprenda il taglio delle corna, che evidentemente non svaniscono nel momento in cui la vittima ritorni alla sua condizione umana, ed in alcune storie allo spegnimento delle candele accese apposte sulle stesse corna, caratteristica non sempre presente.

Da alcuni scritti datati 1800 sappiamo che in quasi tutti i villaggi della Sardegna esisteva la credenza che alcuni uomini potessero trasformarsi in animale per un castigo inflitto da Dio, ed inoltre è scritto che questi, una volta mutati in bestia, andassero in giro con i Demoni, segnalando le disgrazie muggendo per tre volte, riportandoci alla mente la leggenda metropolitana dell’uomo falena. Di certo non può che incuriosire la presenza di antichi bronzetti nuragici che riportano forme simili, cosa che fa pensare che la leggenda sia molto più antica e radicata di quanto si pensi, oppure che gli antichi si siano basati proprio sulle famose statuette per creare la leggenda.

Ma come avverrebbe questa trasformazione? Pare che tutto inizi dalle gambe che assumerebbero la forma di quelle del toro, quindi spunterebbero delle grosse corna con la punta scintillante di acciaio ed a seguire le braccia che muterebbero in zampe ed in ultimo il corpo sarebbe ricoperto dal manto tipico della bestia, quindi il demoniaco Boe Muliache inizierebbe a muggire, solo in alcuni casi si accenderebbero delle candele sulle corna.

Inutile dire quanti racconti popolari siano legati a questo essere demoniaco, molti raccontano di averlo sentito muggire nella notte preannunciando morti e disgrazie ed è probabile che lo sentissero realmente dal momento che molti dei luoghi in cui si credeva potesse verificarsi una sua apparizione erano dediti alla pastorizia ed all’allevamento di bovini, quindi chissà quante volte una mucca muggiva nella notte. Di certo possiamo dire che la creatura è viva nella tradizione sarda testimoniata dalla sua presenza costante tra le maschere del carnevale sardo di fianco ad altre creature mitiche.

Immagine tratta da https://www.sardegnaturismo.it