La leggenda del bambino del Brembo è una delle più amate del territorio Bergamasco… Sembra che ogni corso d’acqua racconti una sua misteriosa storia, questo perché, in passato come oggi, l’acqua è sempre stata un bene di primaria necessità e tutte le comunità gravitavano attorno ad essa.

Queste belle leggende iniziano spesso con fatti reali, a cui nel corso degli anni, la naturale inclinazione umana a romanzare, aggiunge dettagli pittoreschi, fino a rendere magica qualunque storia. Per questo motivo le leggende sono sempre bellissime e spesso difficilmente scindibili dalla realtà storia che le ha generate.

Come un nostrano Mosè salvato dalle impietose acque del Nilo, il bimbo di questa storia è sopravvissuto ad annegamento certo grazie ad un salvatore quantomeno curioso, un Drago, animale solitamente associato alla furia e non certo ai salvataggi, che legenda vuole abbia recuperato il piccolo portandolo in salvo.

Pare che la leggenda abbia avuto inizio nell’anno 1493 quando una culla con dentro un bimbo venne abbandonata tra le acque del fiume, storia probabilmente vera poi abbellita dalla presenza del mitico animale sputa fuoco.

La leggenda bergamasca è più simile a quella di Roma. Anche qui viene chiamato in causa un curioso animale che ha avuto la prontezza di salvare un bimbo abbandonato in una culla sul Brembo. Durante l’alluvione del 1493 una culla con dentro un bimbo in fasce venne abbandonata sulle acque del fiume.

Nei pressi del presunto ritrovamento sorge la chiesa di San Giorgio ed i più attenti ricorderanno la leggenda di San Giorgio ed il Drago, cosa che potrebbe aver ispirato i racconti popolari. Sulla chiesa non esiste una datazione certa, mancando del tutto documenti o iscrizioni relative a queste informazioni, ma esistono delle testimonianze sulla sua presenza a partire dal 1171, data che ci consente di asserire con certezza la sua presenza precedente alla data dei fatti raccontati nella leggenda del Drago.

** Curiosità. Nella chiesa è custodita quella che viene definita costola del Drago, che apparterrebbe, secondo tradizione, al drago sconfitto da San Giorgio.

Un caro ringraziamento a Paola per la segnalazione ed il materiale informativo.