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Mai indossare occhiali di persone decedute

Questa degli occhiali è una credenza affascinante e cupa che affonda le sue radici nello spiritualismo popolare e nelle superstizioni legate agli oggetti personali dei defunti. Si tratta di una tradizione orale presente con diverse varianti sia nel folklore contadino europeo sia in alcune correnti dell’esoterismo ottocentesco.

Ma perché questa strana tradizione? Beh deriva dal fatto che gli occhi sono visto come Specchio dell’Anima e Veicolo di Energia… Lo abbiano già visto in passato, nel pensiero magico e folclorico, gli occhi non sono considerati meri organi visivi, ma veri e propri canali d’uscita e d’entrata dell’energia vitale (la “specula animae”), ed in questo ambito pensa all’idea che la fotografia possa in qualche modo “catturare” un frammento di anima… Se vuoi approfondire ti lascio un mio vecchio articolo su questo argomento: La foto che cattura l’anima

Quando una persona indossa gli occhiali per anni, questi oggetti posizionati a pochi millimetri dalle pupille finiscono per assorbire costantemente la vibrazione dello sguardo, l’impronta spirituale e le emozioni del proprietario — sofferenze, paure, ultimi pensieri prima della morte.
Secondo la leggenda, le lenti e la montatura fungono da accumulatore energetico. Quando il proprietario muore, l’oggetto trattiene l’ultima frequenza o l’ultimo “sguardo” gettato sul mondo dei vivi.

Così chi decide di indossarli — magari per bisogno, distrazione o per eredità — si espone a una serie di manifestazioni progressive:

Infezione energetica o condizionamento spirituale: Chi li indossa inizia gradualmente a “vedere” il mondo attraverso il filtro emotivo del defunto. Se il precedente proprietario è morto provando un forte dolore, una malattia prolungata o rabbia, chi indossa le sue lenti comincerebbe ad avvertire stati d’ansia inspiegabili, mal di testa persistenti e una cupa sensazione di oppressione.


Visioni e scorci sull’Oltre: La variante più inquietante della leggenda narra che le lenti agiscano come un varco o un filtro sottile. Guardando attraverso di esse, la persona potrebbe iniziare a scorgere ombre ai margini del campo visivo, figure presenti nella stanza o persino rispecchiare nei propri occhi lo sguardo del defunto quando si guarda allo specchio.


L’Illusione della sovrapposizione: Nelle narrazioni più estreme, l’oggetto non è semplicemente “impregnato”, ma diventa un ponte attraverso cui lo spirito del defunto tenta di riprendere possesso dei sensi del vivo, usandoli per continuare a osservare il mondo terrena.

Per evitare che l’energia del trapassato rimanga ancorata ai beni terreni, le tradizioni popolari prevedevano precisi rituali di smaltimento per gli oggetti legati ai sensi primari (come occhiali, pettini o specchi personali):

La sepoltura con il proprietario: In molte comunità era usanza riporre gli occhiali all’interno della bara, posizionandoli sul petto o nella tasca della giacca del defunto, per permettergli di portare con sé la propria vista nell’Aldilà.
Il lavaggio in acqua corrente o sale: Se l’oggetto doveva essere conservato come ricordo, non veniva mai indossato senza prima essere stato immerso in acqua sorgiva o lasciato sotto la luce della luna piena ricoperto di sale marino per spezzare il legame energetico.
La rottura delle lenti: In alcune culture rurali, le lenti degli occhiali del defunto venivano deliberatamente incrinate o spezzate prima di disfarsene, così da “ciecare” il legame tra il piano fisico e quello spirituale.

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