Se come me siete appassionati di paranormale certamente vi sarà capitato di farvi questa domanda, insomma quando un caso viene ritenuto credibile o “autentico” dalla Curia diocesana? A dirla tutta la percentuale statistica è di circa 1%, perché la chiesa approva un esorcismo solo dopo un rigido processo di discernimento regolato dal Rituale Romano ed emendato nel 2004. Vediamo quindi in cosa consiste questo Rituale.
La perizia medico-psichiatrica (obbligatoria)
Il Vescovo e l’esorcista sono tenuti a consultare un’équipe di medici, psichiatri e neurologi (anche non credenti) per escludere malattie come schizofrenia, epilessia, disturbo dissociativo dell’identità o psicosi. Se esiste una spiegazione medica o psichiatrica, il caso non viene classificato come possessione.

I 4 segni classici del Rituale
La Chiesa considera un caso meritevole di esorcismo formale solo in presenza di specifici segni fenotipici che esulano dalle capacità umane o dalle patologie note:
- Xenoglossia: Parlare o comprendere fluentemente lingue antiche o del tutto sconosciute al soggetto (es. latino, greco antico, aramaico) in stato di trance.
- Rivelazione di cose occulte o lontane: Conoscere dettagli segreti della vita delle persone presenti o eventi futuri/lontani inaccessibili al soggetto.
- Forza fisica sproporzionata: Sviluppare una forza che supera nettamente la struttura fisica, l’età e la costituzione della persona.
- Avversione al sacro: Reazioni violente o viscerali nei confronti di preghiere, acqua benedetta, reliquie o ostie consacrate (spesso testate “a doppio cieco” dagli esorcisti, ad esempio usando acqua comune per verificare se vi sia condizionamento psicologico).
A seguito di questa analisi molto rigorosa, perché certamente se uan ragazzina di 12 anni parlasse aramaico e fosse capace di sollevare un uomo di 80kg, capite bene che il dubbio è lecito, si procede con l’esorcismo, ma badate bene che la Curia non rende quasi mai pubblici i nomi e i dettagli delle persone coinvolte per tutela della privacy e segreto d’ufficio. Tuttavia, alcuni casi storici sono documentati negli archivi diocesani ed ecclesiastici:
- Il caso di Beghe Boren (1583): Uno dei primi casi ampiamente documentati con atti della Curia di Friburgo e sottoposto a esame medico dell’epoca prima del rituale.
- I casi di Anna HöStandard (1928 – Earling, USA): Un caso ampiamente documentato negli archivi parrocchiali e diocesani, dove fu autorizzato il rituale dopo mesi di analisi mediche che non avevano riscontrato patologie organiche o psichiatriche note.
- Anneliese Michel (1975-1976 – Germania): Il Vescovo di Würzburg, Josef Stangl, autorizzò ufficialmente l’esorcismo sulla base delle relazioni di due sacerdoti. Questo è uno dei casi più tragici e controversi della storia moderna: la ragazza morì di malnutrizione e sia i sacerdoti sia i genitori furono successivamente condannati dalla giustizia civile tedesca per omicidio colposo. Questo evento portò la Santa Sede a stringere ulteriormente i protocolli medici prima di concedere l’autorizzazione.
- Casi romani di don Gabriele Amorth: L’ex esorcista capo della Diocesi di Roma ha documentato nei suoi scritti diversi casi autorizzati dal Vicariato di Roma. In tutti i casi citati nei registri dell’AIE, la diagnosi di possessione è arrivata solo al termine di iter d’ascolto durati anche anni con l’ausilio di medici specialisti.
Esiste una sottile linea di demarcazione tra la possessione e la pazzia, ed è proprio questo il motivo per cui il Rituale Romano è così importante, eppure come avete letto esistono dei casi che ancora fanno discutere, perché come spesso sentiamo dire dagli uomini di fede, l’inganno più grande del Diavolo è farci credere che non esista. Allora se foste sotto le grinfie della Bestia, a chi potreste rivolgervi? Chi vi crederebbe? E soprattutto cosa potrebbero fare i farmaci?