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Il relitto del Kaz II (2007) – Un caso moderno

Spesso pensiamo che i casi di navi fantasma siano da relegare solo a tempi lontani, ma non è affatto così. Un case emblemantico è quello del Kaz II, uno strano evento datato 2007 e documentato dalla magistratura australiana (State Coroner of Queensland).


Nell’aprile 2007, un catamarano di 9,8 metri, il Kaz II, fu avvistato alla deriva lungo la Grande Barriera Corallina australiana e come da manuale i soccorritori salirono a bordo per verificare la situazione, trovarono il motore ancora acceso, il computer di bordo acceso e sintonizzato sul GPS, la tavola apparecchiata con il cibo pronto per essere consumato e i giubbotti di salvataggio ancora al loro posto.
Già questo basterebbe, ma dei tre esperti velisti che la manovravano non c’era alcuna traccia.

Il Coroner ricostruì l’incidente grazie alle condizioni meteo e al GPS, stabilendo che uno dei velisti fu probabilmente sorpreso da una raffica di vento cadendo fuoribordo; un secondo si sarebbe tuffato per salvarlo, mentre il terzo avrebbe cercato di compiere una manovra d’emergenza ma colpito dal boma cadde in acqua a sua volta. Così la barca, con il motore acceso e il vento a favore, si sarebbe allontanato rapidamente lasciandoli morire affogati.

Certo questa spiegazione risulta piuttosto razionale, anche se ci si deve mettere molta fantasia ed onestamente la troverei così poco convincente se non fosse che è andata esattamente così.

I casi reali di navi ritrovate prive di equipaggio condividono quasi sempre dinamiche simili a quelle descritte, il panico generato dal solo pensiero che la nave stia per affondare o esplodere fa compiere delle azioni sconsiderate, ci si affretta a lasciare la nave sulle scialuppe, finendo poi per essere travolti dalla tempesta, mentre il vascello principale sopravvive.
Molte scocche o scafi sigillati riescono a galleggiare per mesi o anni trasportati dalle correnti oceaniche, coprendo migliaia di chilometri completamente vuoti.

Ma a noi interessano di più le spiegazioni che non vengono prese in considerazione, perché fanno paura e perché non si possono assolutamente prevedere…

Pensate a come apparve alle autorità, trovarono una situazione surreale che sembrava uscita da un racconto fantastico. Il motore era ancora in funzione, un computer portatile era acceso e poggiato sul tavolo, i piatti e le posate erano disposti come se stessero per consumare un pasto, e persino i salvagenti erano al loro posto. L’assenza totale di segni di lotta unita alla sparizione improvvisa ha spinto molti a parlare di un “rapimento” da parte di forze invisibili o di dimensioni parallele.

Ma quello che non compare quasi mai nelle ricostruzioni ufficiali è che fu recuperata una videocamera digitale i cui ultimi fotogrammi mostravano l’equipaggio tranquillo mentre pescava e navigava in un mare leggermente mosso. L’improvvisa interruzione della normalità documentata dalla telecamera ha reso la scomparsa ancora più angosciante, paragonata dai blog di misteri a un evento sovrannaturale istantaneo.

Sebbene i rapporti ufficiali e i coroner australiani abbiano concluso che si trattò di una tragica catena di incidenti legata all’imperizia (un marinaio caduto in acqua nel tentativo di recuperare la lenza o la randa e gli altri finiti fuoribordo nel tentativo di salvarlo), i teorici del mistero hanno avanzato ipotesi ben più oscure e, se come me amate il genere Horror, probabilmente questa catena di eventi vi ha ricordato la serie Final Destination, chissà, forse solo una serie sfortunata di eventi, oppure il piano diabolico di una entità che reclamava delle anime.

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