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Il caso Tanacu: superstizione o vera possessione?

Nel giugno del 2005, un piccolo e isolato monastero nell’est della Romania divenne il teatro di uno dei casi di cronaca nera e paranormale più sconcertanti della storia recente europea. Una vicenda dove i confini tra fede e patologia psichiatrica si sono dissolti, portando a conseguenze drammatiche.

Il caso Tanacu non è soltanto la storia di un esorcismo finito in tragedia, ma un monito agghiacciante su cosa può accadere quando ci si trova faccia a faccia con situazioni al limite del razionale.

Maricica Irina Cornici era una giovane donna di 23 anni con un passato segnato da traumi e sofferenze. Cresciuta in orfanotrofio, dopo aver lavorato per un periodo in Germania come badante, decise di tornare in Romania per far visita a un’amica d’infanzia diventata monaca nel monastero ortodosso della Santissima Trinità, vicino al villaggio di Tanacu.

Irina, profondamente toccata dall’atmosfera di pace che pensava di trovarvi, decise di rimanere. Tuttavia, la sua salute mentale era già estremamente fragile. Poco dopo il suo arrivo, iniziò a mostrare quelli che uno psicologo definirebbe chiari segni di sofferenza psicologica: sbalzi d’umore aggressivi, allucinazioni e comportamenti incontrollabili.

Ricoverata all’ospedale psichiatrico di Vaslui, le fu diagnosticata una forma di schizofrenia. I medici le prescrissero una terapia farmacologica, ma una volta dimessa e riportata al monastero, le cose presero una piega irreversibile.

Per la comunità del monastero, guidata da un giovane e intransigente sacerdote di 29 anni, Daniel Petre Corogeanu, la diagnosi psichiatrica non aveva alcun valore, lui vide nella ragazza i chiari segni del Maligno.

Secondo Corogeanu e le monache che lo seguivano, le medicine non avrebbero fatto altro che ostacolare la guarigione spirituale della ragazza. La decisione fu drastica e letale: interrompere le cure mediche e sottoporre Irina a un rituale di esorcismo per “liberare la sua anima”.

Irina venne immobilizzata, legata a una croce di legno provvisoria e rinchiusa in una cella fredda e buia. Per tre giorni e tre notti le vennero negati cibo e acqua, mentre attorno a lei si susseguivano preghiere e rituali per scacciare gli spiriti maligni. Le sue grida di aiuto e le sue convulsioni vennero interpretate come la resistenza finale del demonio.

Il 15 giugno 2005, quando le sue condizioni divennero ormai disperate, la ragazza perse conoscenza. Solamente a quel punto venne chiamato un ricovero d’urgenza, ma per Irina era ormai troppo tardi: morì poco dopo l’arrivo dei soccorsi per disidratazione, sfinimento e soffocamento.

La notizia della morte di Irina provocò un’ondata di sdegno in tutta la Romania e a livello internazionale. La Chiesa Ortodossa Rumena prese immediatamente le distanze dall’accaduto, condannando i metodi barbari del sacerdote e scomunicando sia Corogeanu sia le quattro monache coinvolte.

Nel 2007, il tribunale condannò Padre Corogeanu a sette anni di reclusione per privazione della libertà seguita dalla morte della vittima, mentre le monache ricevettero pene tra i tre e i cinque anni.

Il caso Tanacu ha segnato un punto di svolta nel dibattito sul rapporto tra salute mentale e religione. Ha ispirato opere narrative e cinematografiche di grande impatto, come il celebre film Oltre le colline (2012) del regista Cristian Mungiu, e continua a essere studiato come un esempio paradigmatico dei rischi legati alle derive settarie e alla negazione della medicina in nome del dogma.

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