La leggenda urbana dei Bambini dagli Occhi Neri (Black-Eyed Kids o BEK) sta vivendo ciclicamente nuove ondate di popolarità, specialmente sui social media come TikTok, YouTube e Reddit, e so che state pensando, ma si è la solita Creepy, sono tutte leggende… Ma la realtà è che le leggende metropolitane di matrice creepypasta tendono a non scomparire mai del tutto: si addormentano per un po’ e poi riemergono riadattate ai nuovi media oppure grazie a nuove testimonianze.

Ma vediamo un po’ perché se ne torna a parlare
Format per TikTok e Reels: La struttura della storia è perfetta per i video brevi e ad alta tensione (POV, racconti “basati su fatti reali”, finte registrazioni con le telecamere del citofono o della porta).
Generazione di immagini ed effetti AI: L’accesso diffuso a strumenti di intelligenza artificiale visuale e filtri video rende semplicissimo creare immagini estremamente realistiche e inquietanti di bambini con la sclera e le pupille completamente nere.
Il ciclo della nostalgica “creepypasta”: Gli utenti che hanno vissuto la prima era di internet (forum, Usenet, vecchi blog) e la nuova generazione di fruitori del web continuano a scambiarsi ed evolvere queste storie d’atmosfera horror.
Facciamo un riassunto?
La leggenda è nata alla fine degli anni ’90 (intorno al 1996) ad opera del giornalista texano Brian Bethel, in vero un personaggio piuttosto affidabile, il che ha reso questa leggenda stranamente solida, che raccontò in una mailing list di aver incontrato due bambini inquietanti che gli chiedevano un passaggio in auto, accorgendosi solo all’ultimo secondo che i loro occhi erano completamente neri, privi di iride o sclera bianca.
Da quel momento, il folklore di internet ha arricchito il mito con elementi tipici:
- I bambini (di solito tra i 6 e i 16 anni) bussano alle porte o ai finestrini delle auto di notte.
- Chiedono di entrare con la scusa di dover usare il telefono o chiedere aiuto.
- Chi li incontra prova un’improvvisa e inspiegabile sensazione di terrore o panico primordiale.
- Se gli viene rifiutato l’ingresso, spariscono nel nulla.
In sostanza, ad una prima analisi, si tratta di una classica leggenda metropolitana digitale che sfrutta paure umane universali (la paura dell’ignoto, il contrasto tra l’innocenza infantile e il pericolo, il violare la sicurezza della propria casa). Chiaramente non esiste nessuna prova concreta o riscontro reale ne abbia mai confermato l’esistenza, ma la forza del racconto sembra uscirne vincente, si autoalimenta, come un entità vive, trova nuovi adepti e, forse, crea davvero delle piccole creature come dei tulpa pronte a mettere in pratica la leggenda, magari proprio dietro la porta di casa tua, quando sei solo, quando non avrai testimoni, quando il tuo racconto sarà bollato di invenzione…