SETTE VOLTE SETTE

Quando la squadra d’ispezione irruppe nel suo alloggio, il sergente James impallidì, ma con sangue freddo chiese stupito: Che succede, cosa volete? Il caposquadra rispose laconicamente che stavano cercando qualcosa, che comunque si trattava di un’operazione di routine.

Il sergente James sapeva esattamente cosa cercavano, il porta sigarette d’oro del comandante, del quale lui si era impossessato scioccamente durante una visita nell’alloggio dell’ufficiale.

Non rispose nulla, aveva la gola secca e mentre il suo cervello lavorava febbrilmente, maledì quel suo gesto impulsivo.

Si era arruolato da giovane, aveva combattuto e sofferto molto per arrivare al grado di sergente ed adesso per una sua debolezza tutta la sua carriera costruita anno dopo anno rischiava di essere stroncata, e lui stesso di venire impiccato.

Seguiva con occhi lucidi il va e vieni dei suoi compagni impegnati nella ricerca, vedeva rovesciare cassetti, postare i pochi mobili che arredavano il suo alloggio, frugare nel suo armadietto.

Dopo aver raccolto qualcosa semi celato da un libro sulla libreria, il capo squadra si avvicinò.

Cosa è questo? Gli chiese burbero.

Il portasigarette del comandante rispose James fingendosi sorpreso, dove lo avete trovato? Come è finito qui?

Questo dovrà dircelo lei sergente, rispose pacato il caposquadra, mi dispiace ma deve seguirci al comando.

Si sbrighi sergente, aggiunse poi con un tono che non ammetteva repliche.

James ubbidì, e qualche minuto dopo pallido in volto si trovò al cospetto del comandante.

 Sergente James può spiegarmi come mai un oggetto di mia proprietà e a me sottratto si trova nel suo alloggio?

La voce del comandante era aspra.

James tentò il tutto per tutto, non era mai stato uno stinco di santo, come tanti altri si era arruolato come mercenario perché dopo una gioventu’ scellerata aveva qualche conto di troppo da regolare con la giustizia del suo paese, e piuttosto che rischiare la forca in patria preferì rischiare la pelle in Africa, ma adesso rischiava la stessa sorte anche li.

Non saprei signor comandante, lo ignoro, ma non vorrei che Macondo sia

Il responsabile di questo furto. Rispose freddamente il sergente.

Macondo era il suo servitore nero, un buon uomo al suo servizio che provvedeva a tenergli l’alloggio pulito, lavare e stirare i suoi panni lucidargli gli stivali e cucinare quando erano al campo. 

Ne è sicuro sergente James? Chiese con un tono inquisitore l’ufficiale.

Chi altri potrebbe essere stato? O forse lei dubita di me signore, aggiunse con arroganza.

L’ufficiale forse gli credette o forse no, di sicuro non volva perdere un soldato coraggioso e spietato come il sergente James, e poi, in fin dei conti, Macondo era soltanto un nero.

 E l’Africa ne era piena.

L’indomani mattina Macondo con le mani legate dietro la schiena, senza sapere il perché saliva la breve scala di legno che lo portava al patibolo.

La truppa schierata assisteva all’esecuzione.

 Erano le sette del mattino.

Sergente James, tuonò il comandante, il regolamento dice che sia lei a passare il cappio al collo del condannato ed ad aprire la botola.

Signorsì, rispose James scattando sull’attenti, poi si avviò per la scala di legno.

Si avvicinò a Macondo evitando di guardarlo negli occhi ma quando fece per passargli la grossa fune al collo questi mormorò: Padrone tu sai che non sono stato io, tu sai che sono innocente e non hai fatto nulla per salvarmi, eppure ti ho servito per anni fedelmente, perché mi fai questo?

Stizzito, irato piu con se stesso che verso Macondo, James rispose: Devo farlo, la tua vita per la mia.

Padrone, tu oggi stai prendendo la mia vita innocente ma un giorno io prenderò la tua, ricordati tra sette volte sette anni io verrò a prenderti dovunque tu ti trovi.

James lo guardò finalmente negli occhi ed un rivolo di sudore gli scese lungo la schiena, stai zitto impostore, disse a voce alta affinchè tutti potessero udirlo.

Si allontanò dall’uomo poi impugnò la leva e la tirò verso di se.

Un attimo prima che la botola si spalancasse Macondo url : Padrone sette volte sette ricordati.

Poco dopo penzolava e scalciava grottescamente sospeso a un metro dal suolo.

Il collo cominciò a gonfiarsi paurosamente mentre la bocca spalancata a dismisura cercava un soffio d’aria che consentisse di strappare ancora un attimo di quella vita che stava abbandonando il suo corpo, poi pietosamente si udì lo scricchiolio che annunciava lo spezzarsi delle ossa del collo e poco dopo Macondo smise di soffrire.

Era la vigilia di Natale.

L’adunata fu sciolta e ognuno ritornò alle proprie incombenze.

Soltanto il sergente James si attardò sul patibolo, poi depose il corpo dell’uomo, raccolse qualcosa e si avviò al suo alloggio.

Erano passati molti anni da allora, il sergente James era adesso un rispettabile agiato signore, avanti negli anni che viveva nella sua casa di campagna in cima alla scogliera spazzata dal vento che flagellava la brughiera per la maggior parte dell’anno.

Non usciva quasi mai di casa, alle sue necessità provvedeva una anziana governante ed il garzone dell’emporio del vicino paese settimanalmente lo riforniva di quello che gli occorreva per vivere.

James trascorreva la maggior parte del tempo nel suo studio scrivendo le sue memorie, ed immerso nei suoi ricordi.

Lo studio era quasi un museo, tutto quanto aveva raccolto in anni ed anni in giro per l’Africa stava appeso alle pareti o su gli scaffali della grande libreria, coltelli tribali, maschere religiose, una serie di Bongo, archi e frecce dalle punte di ferro crudo, monili, abiti sacrificali, ma dove piu si posava il suo sguardo e rimaneva li per ore come ipnotizzato, era un pezzo di grossa corda a forma di cappio che aveva provveduto a sistemare sulla cappa del camino.

Da anni ormai aveva preso l’abitudine entrando nello studio o uscendone la sera di mormorare fissando quella corda: Buon giorno Macondo o a domani vecchio mio.

Tutto questo si ripeteva ormai da tempo, aveva commesso molte atrocità nella sua vita, misfatti che aveva del tutto dimenticato, ma non Macondo, quell’uomo gli era sempre presente, sette volte sette aveva detto, sette volte sette anni e ne erano passati quarantanove.

A volte gli sembrava di percepire perfino l’odore del suo ex servitore, un odore acre quasi felino tipico di certa gente di pelle nera.

Il Natale si avvicinava rapidamente mancavano soltanto tre giorni.

La pioggia aveva flagellato per tutto il giorno la sua casa, ed un vento violento gli aveva quasi impedito di dormire quella notte.

Piu di una volta si era alzato sentendo dei rumori al piano di sotto, ma per quanto girasse non trovò una finestra aperta che potesse giustificarli.

Piu volte controllò le imposte, serrò tutte le porte per evitare che sbattessero, ma i rumori continuarono fino all’alba.

Si alzò di buon ora come sempre, non aveva nessun motivo per farlo, ma era una delle abitudini militari che aveva conservato, si preparò un buon the, era il 24 dicembre e la governante aveva chiesto qualche giorno di licenza in occasione della festa.

 Con la tazza fumante scese di sotto nel suo studio.
Buon giorno Macondo disse come sempre, ma prima ancora di sedersi la sua attenzione fu attratta dalle pareti.

La spessa carta da parati che le rivestiva, in un punto appariva rigonfia e molti delle suppellettili erano in disordine come se qualcuno in quella stanza li avesse toccati uno per uno e rimessi a posto non rispettandone l’ordine di prima, piccoli spostamenti che lui non mancò di notare.

Forse la pioggia di questi giorni si sarà infiltrata in qualche crepa del muro all’esterno e l’umidità sta danneggiando la tappezzeria, pensò tra se e se, poi avvertì l’odore acre.

Era piu forte del solito, era come se un uomo di pelle nera si fosse soffermato a lungo in quella stanza quella notte.

Istintivamente lo sguardo andò alla cappa del camino e vacillò, la corda

era sparita, sulla parete rimaneva soltanto il segno che la polvere aveva 

lasciato in tanti anni.

James barcollò e si appoggiò alla solida scrivania di quercia per non cadere.

Sette volte sette anni, ed era il 24 dicembre. Ricordò.

Sette volte sette anni, si girò per guardare ancora una volta la cappa del camino sperando di vedere il cappio.

Sette volte sette anni, l’orologio a pendolo in radica di noce cominciò a battere l’ora.

Sette volte sette, e sette tocchi battè l’orologio, la tazza di fine porcellana inglese bianca e blu gli sfuggi dalle mani fracassandosi sul parquet del pavimento.

Era impietrito, ma un rumore alla sua sinistra lo costrinse a girarsi, la carta da pareti si stava gonfiando come se tra essa e il muro qualcuno la spingesse.

James accasciato sulla poltrona Connolly di cuoio rosso, guardava con occhi fuori dalle orbite la parete gonfiarsi.

No, mormorava, non puoi essere tu, ho dovuto farlo, la tua vita per la mia, ricordi? 

La parete sembrò esplodere e dalla carta lacerata venne fuori qualcosa che quasi mezzo secolo prima era stato un uomo.

In mano stringeva il pezzo di corda che per anni era stato sulla cappa del camino.

James ormai era impazzito dall’orrore e quando vide la bocca brulicante di vermi aprirsi svenne, non senti neanche le parole che gli venivano rivolte.

Sete volte sette padrone, te lo avevo promesso, la magia africana può fare molte cose, anche farci ritornare per una volta se lo vogliamo veramente, ed io l’ho voluto fortemente per quasi cinquant’anni.

Quando il garzone dell’emporio quella mattina bussò per consegnare la merce, nessuno venne ad aprire.

Rintracciarono la governante che temendo una disgrazia arrivò assieme a due agenti di Scotland Yard.

Tutto era in ordine nella casa, ma nello studio sembrava si fossero scatenate le forse dell’inferno.

Il corpo dell’ex sergente penzolava ormai rigido da una trave del soffitto, legato ad un pezzo di grossa fune ricoperta di vermi biancastri, la parete

accanto al camino appariva semi diroccata come sconvolta da una esplosione avvenuta all’esterno.

Indagarono a lungo ma alla fine il caso rimase irrisolto, tre cose non avevano senso, non c’era stata alcuna esplosione, i vermi trovati sulla corda e sul pavimento appartenevano ad una specie esclusivamente africana, e l’espressione di profondo terrore nel viso dell’uomo nessun poliziotto per quanto anziano ricordava di averla vista sul viso di nessun cadavere morto ammazzato. 

Scotland Yard qualche mese dopo archiviò il caso come irrisolto 

Racconto di Gaetano Antonio Riotto