Alla scoperta degli antichi testi sacri: Il Libro dei morti tibetano

Amici oggi ho deciso di parlarvi di un testo sacro molto famoso, il libro dei morti tibetano. Al pari del celebre libro dei morti Egizio, rappresenta un punto di riferimento per quanto riguarda la letteratura sacra antica.

Questo antico libro, che sembra risalga al VIII secolo d.C., il cui nome originale è “Bardo Tödröl Chenmo” (in Tibetano  བར་དོ་ཐོས་གྲོལ་ཆེན་མོ་) è noto a noi occidentali con il nome di libro dei morti, forse più perché richiama alla mente il più antico libro Egizio che per i contenuti…

Il suo ritrovamento è datato al XIV secolo ed attribuito a Karma Lingpa (1326-1386 era il “tertön” ossia rivelatore del sacro testo), la tradizione sostiene che fosse una reincarnazione di Chokro Lü Gyeltsen (buddista e studioso a cui si attribuisce la traduzione di diversi testi sacri), un discepolo di Padmasambhava (Un maestro buddista)

Ma veniamo al testo contenuto… Nel libro si analizzano tre fasi che stanno a cavallo tra la vita e la morte:

1) si aiuta lo spirito a sciogliersi nel Nirvana

2) si aiuta a presentare lo spirito alle “divinità” del piano di cofruizione (lo spazio a cavallo tra la vita e la morte) , intermedio tra l’ingresso nel nirvana e la ricaduta nel ciclo di rinascite, piano esistenziale in cui troviamo i Cinque Buddha spesso raffigurati nei Mandala

3) si tenta di evitare la reincarnazione

Chiaro che per eseguire queste fasi non ci si limita a poche formule, come ormai siamo abituati a vedere in ogni testo antico che si rispetti, le preghiere ed i rituali sono una caratteristica tipica della letteratura sacra ed in questo il testo tibetano non fa certo eccezione. Esiste una sola copia originale del testo conservata in un monastero Buddhista nella città di Darjeeling, in India, mentre l’arrivo del testo tradotto in occidente è da attribuirsi a Walter Yeeling Evans-Wentz (1878 – 1965 antropologo e scrittore americano, pioniere nello studio del buddismo tibetano e nella trasmissione del buddismo tibetano al mondo occidentale), traduzione che si dice abbia parecchi errori dovuti a incomprensioni del senso del testo.

Oltre a vari refusi ed errori del senso è assolutamente errata la diffusa convinzione, introdotta da Evans-Wentz, che sia pratica comune nel buddismo tibetano leggere ad alta voce il Bardo Todol presso il corpo del morto o del morente.

Discovering the ancient sacred texts: The Tibetan Book of the Dead

Friends today I decided to tell you about a very famous holy book, the Tibetan book of the dead. Like the famous Egyptian book of the dead, it represents a point of reference for ancient sacred literature.

This ancient book, which seems to date back to the eighth century AD, whose original name is “Bardo Tödröl Chenmo” (in Tibetan བར་ དོ་ ཐོས་ གྲོལ་ ཆེན་ མོ་) is known to us Westerners with the name of book of the dead , perhaps more because it brings to mind the oldest Egyptian book that for the contents …

Its discovery is dated to the fourteenth century and attributed to Karma Lingpa (1326-1386 was the “tertön” , revealing the holy book),  tradition claims it was a reincarnation of Chokro Lü Gyeltsen (a Buddhist and scholar who is credited with translating different holy books), a disciple of Padmasambhava (A Buddhist master)

But let’s get to the content text … In the book we analyze three phases that straddle life and death:

1) helps the spirit to dissolve in Nirvana

2) helps to present the spirit to the “divinity” of the plan of cofruition (the space between life and death), intermediate between the entry into nirvana and the relapse into the cycle of rebirth, the existential plane in which we find the Five Buddhas often depicted in the Mandalas

3) you try to avoid reincarnation

Clear that to perform these steps is not limited to a few formulas, as we are now accustomed to see in every self-respecting ancient text, prayers and rituals are a typical feature of sacred literature and in this the Tibetan book is certainly no exception . There is only one original copy of the book preserved in a Buddhist monastery in the city of Darjeeling, India, while the arrival of the text translated into the West is to be attributed to Walter Yeeling Evans-Wentz (1878 – 1965 American anthropologist and writer, pioneer in the study of Tibetan Buddhism and the transmission of Tibetan Buddhism to the Western world), a translation which is said to have many errors due to misunderstanding of the meaning of the text.

In addition to various typos and errors of meaning, the widespread conviction introduced by Evans-Wentz that it is common practice in Tibetan Buddhism to read aloud the Bardo Todol to the body of the dead or dying is absolutely wrong.